“Sei una mamma, non dovresti vestirti così”
Scritto da Elisabetta Pieragostini
Quante volte sui social leggiamo commenti del genere alle influencer? Quante volte parlando tra donne ce n’è una che tira fuori queste mirabili parole?
Quando diventiamo mamme chi lo dice che dobbiamo vestirci da mamme? Che significa poi vestirsi da mamme? Che certi abiti sono permessi, altri sono proibiti, dobbiamo vestire caste e noiose, anonime e poco sgargianti. E chi lo dice questo? La vicina di casa, magari invidiosa, ma non certo noi mamme.
Siamo mamme, non soldati in uniforme
Anche se abbiamo messo al mondo delle piccole creature non siamo persone diverse da prima, tantomeno siamo diventate suore. Certo, clausura può esserci dati i ritmi e i cambiamenti di abitudini, ma perché farci dire da qualcuno cosa è giusto indossare?
Personalmente penso che spesso abiti comodi siano preferibili per correre dietro ai più piccoli, ma io non rinuncio certo a qualcosa che mi piace solo perché un manipolo di signore si arroga il diritto di pontificare sulla mia vita. Se avessi voluto partecipare a Ma come ti vesti sarei andata a farmi mettere in croce da Enzo Miccio, no?
Volete mettervi una minigonna? Fatelo, nessuno ve lo può vietare, non sarete di certo meno mamme se la indossate o se mettete giubbetti di pelle, scarpe con borchie. È ora di abbattere gli stereotipi della mamma perfetta di una volta, quella che vestiva con gonne lunghe, golf, camicie abbottonate fino al collo. Che poi, va bene anche questo, l’importante è che lo si voglia. Perché la differenza è tutta qui: volerlo, deciderlo e autodeterminarsi.
Mary Quant e la minigonna
La “mamma della minigonna” Mary Quant ha il merito di aver introdotto l’indumento femminile per eccellenza: la minigonna, un pezzo di stoffa, o piccola striscia che la Quant faceva indossare alle giovani ragazze dicendo che: ”Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per strada.”
Una minigonna intelligente indossata con calze coprenti e colorate magari, così possiamo anche sederci per terra a giocare con i nostri bimbi. Mary Quant adorava dimostrare la femminilità e la sensualità di una donna senza cadere nel volgare. Anche una giovane mamma può, se vuole, indossare una minigonna, con stile e libertà, perché essere buone madri non è questione di centimetri di stoffa che ci coprono.
Look da mamme alla moda che portano a spasso il proprio figlio
Vi sentite mamme alla moda? Allora quando uscite e andate al parco con il vostro bambino non rinunciate mai alla vostra eleganza, al vostro essere chic e alla voglia di sentirvi donne, belle da guardare.
Indossate i colori che vi daranno allegria senza rinunciare al buon gusto. Alternate le sneakers ai tacchi a seconda di come vi sentite. Essere mamme è bello, il corpo cambia, certo, ma gli abiti sono grandi alleati che possono aiutarci a valorizzarlo facendoci sentire anche delle dee.
Le critiche delle mamme invidiose
Spesso le mamme vengono criticate per il loro modo di vestire, prima tra tutte è l’influencer Chiara Ferragni che non ha mai abbandonato né abbandonerà look trendy nonostante poppate, notti insonni e rigurgiti vari. Lei continua a vestire con colori, con abiti corti, jeans, tute, felpe, giacche: veste il suo stile e il suo modo di essere. Non vi piace? Fatevene una ragione e pensate al vostro guardaroba.
Sono giunta alla conclusione che se la gente parla bisogna lasciarla parlare e cuocere in quel brodo salato e ristretto. “Non è un look da mamma” è solo sintomo di invidia e frustrazione, cose che andrebbero indagate e risolte da un bravo analista.
Vogliamo parlare poi di cosa succede mentre si aspettano i figli che escano da scuola? Ragazze, ho sentito cose che avrei voluto avere le forbici per potare le piante e tagliare lingue a raffica.
Le opinioni non sono la verità assoluta
In questo mondo in cui ognuno si sfoga sui social dovremmo comprendere che l’opinione di qualcuno non rappresenta una verità assoluta, ma spesso solo il frutto di irrisolti e frustrazioni. Cose che poi nessuno ti direbbe mai in faccia.
Chi ci vede felici, serene, appagate e soddisfatte anche del nostro corpo spesso giudica perché non ha i mezzi per arrivare a quella consapevolezza e riversa le proprie frustrazioni sul prossimo.
A quel punto non siamo più noi a dovercene occupare, ma un buon psicologo.
Noi andiamo avanti nel mondo e, che sia in tuta o con un tacco 12, riempiamoci di vita ed educhiamo i nostri figli al rispetto della libertà di tutti e alla bellezza della diversità perché quel mondo migliore di cui tanto ci si riempie la bocca può essere costruito solo attraverso il rispetto di ogni singola personalità.
Un ciclo di psicoterapia per capirsi meglio e risolvere ciò che ci frulla dentro, poi, è consigliato caldamente a tutti.
Andiamo in pace. Vestite come ci pare.
Scritto da Elisabetta Pieragostini
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