Essere ribelli a 40 anni: si può ancora?

Apr 14, 2022 | Ultime novità, Un po' di me | 0 commenti

Essere ribelli a 40 anni: si può ancora?

Scritto da Elisabetta Pieragostini

14 Aprile 2022

Da quando sono mamma tutti mi dicono vedrai con l’adolescenza cosa ti aspetterà, un no continuo, una ribellione giornaliera, per ogni cosa. Come se io non fossi stata un’adolescente e non sapessi cosa significhi essere ribelli: gli scazzi, le urla, i capricci. Ma la ribellione è solo questo o è anche normalità? A 40 anni si può essere ancora ribelli?

Ribellione e/o libertà di essere?

 

Certo che sì, perché io oggi mi sento una donna e madre ribelle, ma migliore rispetto a prima, con una sana ribellione che può anche significare disobbedire o non dare spiegazioni agli altri. Mi sento più libera, più vera; una sorta di sana ribelle, perché è così che deve essere.

Non voglio essere lo stereotipo di donna super, instancabile, perfetta, voglio essere vera, voglio essere me stessa nel bene e nel male e mostrare a tutti i miei pregi e i miei difetti e tutte le imperfezioni che ho.

Io sono ribelle a modo mio, sono spontanea. Credo che tutte le donne lo siano, ognuna a modo loro, facciamo scelte seguendo il nostro istinto e la nostra testa; quindi, prendiamo decisioni e questo porta a dire che siamo ribelli perché siamo donne vere.

Può aver senso il ragionamento che ho fatto? Che dite?

Vi racconto la mia ribellione

 

Nel corso della mia vita ho cambiato spesso idea, si dice che lo facciano le persone intelligenti. Vabbè, è un’altra storia.

Ero irrequieta, testarda, Ribelle come la principessa Disney che è dovuta scappare nei boschi, nonostante la sua forte personalità e il suo coraggio, perché la volevano costringere a sposare uno dei suoi pretendenti. Per fortuna a me questo non è capitato perché la ribellione in questi casi si sarebbe potuta trasformare in aggressione verso qualcuno.

Insomma, per farla breve, non ero una ragazza facile, ma ero un caso umano da studio, tanto che gli psicologi hanno fatto fortuna con me.

Una delle cose più importante che mi hanno detto è stata questa: dovevo distruggere le mie convinzioni di sentirmi sbagliata, dovevo tirar fuori me stessa e quella che sarei voluta diventare. Dovevo togliere i miei sensi di colpa, buttarli giù per poi costruire sopra buone fondamenta, restare fedele a me stessa e rendere conto solo alla figura che vedevo allo specchio, e a nessun altro, figli compresi.

Essere fedeli a sé significa sminuire le relazioni con chi si ha attorno?

 

Essere fedeli a sé stessi non significa essere sbagliati ma ci aiuta a maturare.

Da quel è cresciuta in me una ribellione tardiva, che doveva trovare posto nel mondo. Ho iniziato a perseguire la strada lavorativa che mi è piaciuta di più portando avanti insieme la mia passione per la scrittura, buttandomi, facendomi conoscere, nonostante mi avessero scoraggiata dicendo che era solo una perdita di tempo, che non mi sarei arricchita con la scrittura. Ma chi voleva farlo?

A me piace scrivere, ne sento il bisogno, è diverso. Quindi mi sono ribellata, perché nel farlo ho scoperto la libertà, la mia natura, ho visto un lato di me che avevo nascosto per paura e per troppo tempo, la mia ironia. Anche nel lavoro sono riuscita a imporre la mia passione, con educazione, però ho portato avanti le mie convinzioni di miglioramento continuo. È stato ed è tuttora difficile, lavoro in un ambiente prettamente maschile, dove la discriminazione è forte, ma poco importa, la mia determinazione, vista come presunzione, arroganza, quella di una generazione di ribelli, è tutt’altro: avere una visione del mondo e della realtà, ma soprattutto del cambiamento.

Credere in sé stessi

 

Questo significa credere in sé stessi: avere stima e non farsi mettere i piedi in testa, ma è sano, non c’è niente di sbagliato. Non vediamo questa parola come negativa, ma come propositiva.

I genitori che ti trattano spesso come una bambina, ti controllano, cosa fai, dove vai, con chi esci, mi raccomando non fare tardi, si dimenticano spesso che sei donna? Ora con la determinazione dell’adolescente e la maturità di ciò che sei diventata, fai capire che sei libera di vivere come ti pare.

Poi sono diventata madre. Ho commesso errori, come tutti i genitori del mondo, per questo non credo che debba essere crocifissa, perché a essere madre si impara ogni giorno sul campo; quindi, non sono una madre che ha paura di fare e di sbagliare, ma sono una madre ribelle ai pregiudizi e orgogliosa. Sì, orgogliosa, fiera, perché le mie figlie mi stanno prendendo come modello da seguire.

Uscire dagli schemi, essere ribelli

 

Essere donne non è sempre facile quindi diciamo che questo senso di lotta e di andare fuori agli schemi lo devi sviluppare e tirare fuori, se non vuoi che la società e le persone a te più vicine ti mettano i piedi in testa.

Se amare sé stesse significa essere donne ribelli allora fatelo, non traditevi mai e date voce a ogni vostro pensiero, trasformate il tutto in fatti. Dite a gran voce tutte le vostre parole, siate assertive e non permettete a nessuno di giudicarvi frivole, sbagliate, adolescenti o incapaci.

Siamo donne e oltre alle gambe c’è davvero molto di più.

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