La favolosa fregatura di diventare grandi


Scritto da Elisabetta Pieragostini
Già lì, da bimbi, forse avremmo dovuto rispondere: “ Ma lasciami essere bimbo ancora un po’, io non ho mica tutta questa fretta di diventare grande”. Ma quando si è piccoli non ci si pensa. Si ha solo voglia di diventare grandi.
Non si vede l’ora di sfuggire alle regole dei genitori, quando si è piccini si vorrebbe giocare quanto si vuole, poi di fare tardi fuori con gli amici, di viaggiare da soli, di non avere divieti. Insomma, è una continua sfida al tempo che sembra non essere mai quello che vogliamo vivere in quel momento.
La realtà alla fine è sempre la stessa: quando si è piccoli si vorrebbe essere grandi e quando si è, finalmente, grandi, si vorrebbe solo tornare a essere quei bambini che non avevano nessuna preoccupazione.
Fa parte del gioco della vita.
Diventare grandi è una bella fregatura, mi assumo le responsabilità di quello che sto dicendo. Non facciamolo sapere ai bimbi però. Lasciamogli il “ta daaaan” finale.
Diventare grandi è una fregatura soprattutto quando sei una donna e, con l’arrivo del ciclo mestruale, capisci subito che iniziano i guai.
Il primo guaio: l’istinto omicida. Li chiamano sbalzi d’umore per non chiamarlo omicidio premeditato. Nessuno ci ha mai capito niente. Io capisco solo che vorrei fuggire verso la spiaggia più lontana del mondo e non farmi trovare da nessuno per almeno 3-4 giorni. Considerando anche la sindrome premestruale, arrotondiamo a una settimana e siamo a posto così.
Il secondo guaio: dolori in parti del corpo che non credevi nemmeno di avere. Ti fa male la pancia, ti fa male la schiena, ti fanno male i reni, come dicevano le anziane. Ti si gonfia tutto così tanto che dentro quel vestito così carino che hai trovato ai saldi, ti sembra di essere una mortadellina sottovuoto. Cose da pazzi.
Il terzo guaio: gli ormoni impazziscono. E tu con loro. E con te anche tutti quelli che hanno la sciagura di vivere sotto il tuo stesso tetto. Il tuo partner, per non rischiare la vita, ogni mese pensa di prendere in affitto un monolocale in una provincia sufficientemente lontana da te. E poi piangi, ridi, piangi e ridi anche solo a guardare la pubblicità dei bastoncini di pesce. Parliamo poi anche della fame. Diventi un pozzo senza fondo capace di mangiare crackers con Nutella e funghi sott’olio. Non uno prima e l’altro dopo. Tutti insieme appassionatamente.
Vedete che diventare grandi è una fregatura?
Quando sei in preda a tutto questo, inizi pure a maledire a caso tutto quello che ti è capitato nella vita. Nei giorni peggiori potresti anche mettere in discussione tutto e ritrovarti in una pozza di lacrime tipo Alice nel Paese delle meraviglie.
Perché pensi a tutti i sogni infranti, ai desideri mai realizzati, a quello che saresti potuta diventare, a quel ragazzino che ti ha spezzato il cuore mentre tu a 14 anni volevi decolorarti i baffetti.
Ma ve la ricordate la crema decolorante a effetto giallo che sembrava di avere il Pulcino Pio sulle labbra?
Sto divagando.
Dicevamo: cosa vuoi fare da grande?
Spesso ciò che sei da grande non era il sogno che avevi da bambina.
Quando mi chiedevano “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo in modo diverso a seconda del differente periodo della mia vita: in pole position c’era la maestra, la commessa e la psicologa criminale minorile, quest’ultimo lavoro per tanto tempo mi è balenato in testa, soprattutto dopo aver visto Twin Peaks e aver letto il diario di Laura Parker, volevo capire le difficoltà emotive e psicologiche degli adolescenti alle prese con droga e sesso. Sì, capita a tutti di battere forte la testa.
Naturalmente non sono diventata niente di tutto questo.
Crescendo mi sarebbe piaciuto fare la scrittrice; già da piccola amavo scrivere, avevo tanti diari segreti dove raccontavo di tutto, sentimenti, emozioni, ciò che mi succedeva e lo abbellivo con disegni di vario tipo.
Neanche questo ho fatto, ovviamente.
Ma è stato un sogno custodito nel cassetto dei ricordi, quello di scrivere favole e, oggi che sono più grande e più coraggiosa, ho deciso di buttarmi e ho preso penna e foglio e ho iniziato a riempirlo di parole.
Scrivendo favole mi sono realmente resa conto che non c’età per leggerne e raccontarne sempre di nuove.
Ciò che cambia è la consapevolezza. Negli anni impariamo che le favole sono un mezzo per raccontare la vita, i suoi vizi e le sue virtù, utilizzando delle immagini che possano spronarci a custodire il bambino che abbiamo dentro aiutandolo però con motivazione e determinazione a diventare un favoloso adulto.
Forse è proprio così che è nato il mio libro di favole, spinta dal desiderio di far diventare tutti i bambini dei favolosi adulti. Una raccolta di cui vi racconterò presto e che uscirà a novembre.
Alla fine forse non è stata una così grande fregatura essere diventata grande.
Ci penso ancora un po’ però.
E voi, cosa volevate fare da grandi?

Scritto da Elisabetta Pieragostini
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