Per molti anni abbiamo associato la leadership all’idea della forza, una forza spesso rumorosa, competitiva, costruita sulla capacità di imporsi, decidere velocemente e ottenere risultati a qualunque costo. Oggi, però, il mondo sta cambiando più rapidamente di quanto cambino i manuali di management. Le aziende si trovano ad affrontare sfide che non possono essere risolte soltanto con competenze tecniche o con modelli organizzativi tradizionali.
Servono visione, responsabilità, capacità di creare fiducia e di tenere insieme crescita economica, impatto sociale e sostenibilità.
È in questo contesto che alcune figure imprenditoriali diventano interessanti non tanto per ciò che dichiarano, ma per ciò che rappresentano. Tra queste c’è sicuramente Maria Paola Chiesi.
Chi è Maria Paola Chiesi
Lei è una manager e un’imprenditrice, ma il suo percorso racconta qualcosa di più profondo: la possibilità che un’impresa possa diventare uno strumento per generare valore non soltanto economico, ma anche umano e sociale.
Maria Paola Chiesi è laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, ha conseguito un MBA e lavora nel Gruppo Chiesi dal 1995, ricoprendo negli anni incarichi nel marketing internazionale, nella pianificazione strategica e nello sviluppo del business. Dal 2015 ha guidato l’area Shared Value & Sustainability, contribuendo a integrare la sostenibilità nella strategia aziendale, e dal 2021 presiede la Fondazione Chiesi, impegnata in progetti di cooperazione internazionale e di accesso alle cure, in particolare in ambito neonatale e respiratorio. Nel 2023 è diventata Vicepresidente del Gruppo Chiesi.
Quello che colpisce, osservando il suo percorso, è che nessuno di questi ruoli sembra essere stato vissuto come un punto di arrivo, ma piuttosto come strumenti per costruire un’idea diversa di impresa. Un’impresa che misura i propri risultati anche attraverso l’impatto che genera sulla società.
Sostenibilità, più di una semplice parola
Negli ultimi anni la parola “sostenibilità” è stata utilizzata praticamente ovunque, spesso è diventata una voce del bilancio, un capitolo del report ESG, una campagna pubblicitaria, ma esiste una differenza enorme tra raccontare la sostenibilità e governarla.
Il lavoro svolto da Maria Paola Chiesi sul concetto di Shared Value parte proprio da qui.
L’idea è semplice solo in apparenza: il successo di un’impresa parte dal benessere delle persone, delle comunità e dell’ambiente nel quale opera, è un vero e proprio cambio di paradigma. Ovvero si tratta di costruire il profitto in modo che produca valore condiviso fin dall’inizio. Questo significa inserire la sostenibilità dentro le decisioni strategiche e non lasciarla ai margini dell’organizzazione ed è una differenza culturale prima ancora che gestionale.
Viviamo ancora dentro una cultura che associa il comando al controllo. Eppure, le organizzazioni più innovative stanno dimostrando il contrario: le persone danno il meglio quando trovano fiducia, quando sentono di poter contribuire o quando vengono ascoltate.
La leadership gentile non è una leadership debole
La leadership gentile richiede molta più preparazione perché ascoltare richiede tempo, coinvolgere richiede pazienza, costruire consenso richiede competenza. È molto più facile imporre una decisione che creare le condizioni affinché quella decisione venga condivisa. La leadership gentile rinuncia semplicemente all’autoritarismo.
Uno degli aspetti che considero più interessanti del modello Chiesi riguarda il modo in cui viene interpretato il rapporto tra impresa e persone. Per decenni abbiamo parlato di “risorse umane”, un’espressione ormai entrata nel linguaggio comune. Eppure, nessuno di noi definirebbe una persona una risorsa allo stesso modo in cui definisce una macchina o un software. Le persone portano idee, valori, esperienze, fragilità, creatività. Sono loro il vero patrimonio competitivo di un’organizzazione.
Una leadership moderna non cerca semplicemente collaboratori efficienti ma persone che abbiano voglia di contribuire. Per questo il clima organizzativo, il benessere, la formazione continua e la crescita individuale non sono elementi accessori, rappresentano investimenti strategici.
C’è un altro elemento che merita attenzione, a mio avviso, il Gruppo Chiesi rappresenta una delle eccellenze italiane nate come impresa familiare e cresciute fino a diventare una realtà internazionale. Molte aziende familiari vivono il passaggio generazionale come un momento di fragilità. Nel caso di Chiesi il percorso è stato accompagnato da una progressiva evoluzione della governance, mantenendo saldi i valori fondanti dell’impresa e rafforzando il ruolo della sostenibilità come parte integrante della strategia aziendale. Questo non rappresenta un dettaglio, ma vuol dire dimostrare che innovazione e tradizione possono convivere, che si può crescere senza perdere identità e si può competere a livello globale mantenendo radici profonde nel territorio.
Leadership autentica
Uno degli errori più grandi che abbiamo commesso parlando di leadership femminile è stato pensare che il successo coincidesse con la capacità di replicare modelli costruiti dagli uomini. Per anni molte donne hanno sentito il bisogno di apparire più dure, più aggressive, persino distaccate. Come se l’empatia e le competenze fossero incompatibili. Figure come Maria Paola Chiesi raccontano invece un’altra possibilità: non esiste una leadership “al femminile” perché le donne siano naturalmente migliori, ma esiste una leadership autentica. Una leadership che non sente il bisogno di rinunciare all’ascolto, alla cura delle relazioni o alla responsabilità sociale per essere credibile.
La vera innovazione consiste proprio in questo: dimostrare che autorevolezza ed empatia possono convivere.
C’è una parola che troppo spesso viene fraintesa: gentilezza. Molti la confondono con la disponibilità ad accontentare tutti, ma non è vero non vuol dire questo. La gentilezza è rispetto, chiarezza, capacità di dire anche dei no senza umiliare chi abbiamo davanti, è altresì chiedere risultati senza dimenticare che dietro ogni ruolo esiste una persona.
In un mercato caratterizzato da instabilità, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti sociali, questa forma di leadership rappresenta un vantaggio competitivo perché le persone scelgono sempre più spesso i luoghi nei quali sentono di poter crescere. I clienti scelgono aziende credibili, gli investitori cercano organizzazioni capaci di creare valore nel lungo periodo. E tutto questo nasce dalla qualità della leadership.
La storia professionale di Maria Paola Chiesi ci ricorda una verità semplice: le aziende non cambiano perché cambiano le procedure, cambiano quando cambiano le persone che le guidano. Quando chi decide comprende che il profitto e il bene comune non sono obiettivi contrapposti. Quando la sostenibilità non è un progetto parallelo, ma il modo stesso di fare impresa. Quando la leadership non viene misurata dal numero di persone che obbediscono, ma dal numero di persone che crescono. E questa è la lezione più importante.
Nel futuro vinceranno le organizzazioni che sapranno costruire fiducia prima ancora che fatturato perché il capitale più prezioso di un’impresa non sarà mai il bilancio. Saranno sempre le persone che scelgono, ogni giorno, di credere nella sua visione.
Credo che oggi abbiamo bisogno di parlare molto di più di questo tipo di leadership. Una leadership che misura l’impatto positivo che lascia nelle persone e nelle comunità. Osservare percorsi come quello di Maria Paola Chiesi ci ricorda che si può guidare un’impresa con competenza, visione e determinazione senza rinunciare all’ascolto, all’etica e all’umanità.
Ed è proprio questa, a mio avviso, la direzione verso cui dovrebbero guardare le imprese del futuro.












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