Ci sono storie imprenditoriali che nascono da un’intuizione di mercato. Altre da una tecnologia nuova. E poi ce ne sono alcune che nascono da una domanda molto più profonda: che futuro vogliamo costruire per le nuove generazioni? La storia di Chiara Burberi e della piattaforma Redooc, che al momento non esiste più, appartiene proprio a questa categoria.
È una storia che parla di scuola, di innovazione, di matematica, ma anche di coraggio imprenditoriale e di responsabilità sociale. Ed è anche una storia che riguarda molto da vicino il tema della presenza femminile nel mondo delle discipline scientifiche.
Parlare di STEM oggi significa parlare di futuro, di opportunità e anche di parità
Il percorso professionale di Chiara Burberi è quello che molti definirebbero impeccabile. Laurea e dottorato alla Bocconi, una carriera in consulenza strategica in McKinsey, ruoli manageriali importanti nel gruppo UniCredit e attività accademica. Una carriera solida, prestigiosa, costruita con competenza, eppure, a un certo punto, qualcosa cambia. Nasce una riflessione più ampia: come utilizzare le proprie competenze per generare un impatto reale sulla società? È una domanda che molti si pongono, ma che pochi hanno il coraggio di trasformare in una scelta concreta.
Chiara Burberi lo fa nel 2013, quando decide di fondare Redooc, una piattaforma digitale pensata per insegnare matematica e materie scientifiche in modo innovativo.
L’idea di Redooc nasce da un dato molto semplice ma allo stesso tempo preoccupante
Negli anni in cui il progetto prende forma, le indagini internazionali sull’apprendimento mostrano chiaramente una difficoltà diffusa degli studenti italiani nelle competenze matematiche. Ora, la matematica non è semplicemente una materia scolastica. È il linguaggio di fondo di moltissime professioni del futuro: dalla tecnologia all’ingegneria, dalla finanza all’intelligenza artificiale. Se un Paese fatica a costruire solide competenze scientifiche tra i giovani, inevitabilmente fatica anche a stare al passo con le trasformazioni economiche e tecnologiche. È qui che entra in gioco l’idea imprenditoriale: provare a cambiare il modo in cui si impara la matematica.
Uno dei problemi più diffusi nell’insegnamento della matematica è il rapporto emotivo con la materia. Molti studenti crescono con la convinzione che la matematica sia difficile, distante, quasi ostile: una disciplina per pochi “geni”. Redooc prova a ribaltare completamente questa percezione.
La piattaforma utilizza strumenti tipici del mondo digitale e del gaming: esercizi interattivi, video, livelli da superare, premi e classifiche. Lo studio diventa una sorta di percorso a tappe, in cui ogni obiettivo raggiunto rappresenta una conquista. L’idea è semplice ma potente: imparare può essere anche un’esperienza coinvolgente.
E soprattutto può essere un percorso personalizzato. Ogni studente ha tempi diversi, modalità diverse di apprendimento, punti di forza e difficoltà specifiche. La tecnologia, se usata bene, può diventare uno strumento per accompagnare queste differenze invece di ignorarle.
Un aspetto interessante della visione di Chiara Burberi riguarda il modo in cui interpreta le discipline scientifiche
Non si limita a parlare di STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics); introduce spesso anche la dimensione STEAM, aggiungendo la A di Art. Non è un dettaglio, vuol dire riconoscere che la conoscenza non è fatta di compartimenti rigidi.
La matematica dialoga con la creatività, con il pensiero critico, con la capacità di immaginare soluzioni nuove. È una visione del sapere molto contemporanea: interdisciplinare, aperta, dinamica. Ed è anche una visione educativa molto più vicina al modo in cui le nuove generazioni apprendono.
Redooc, responsabilità sociale, futuro, presenza femminile nelle discipline scientifiche
Quando si parla di startup tecnologiche spesso l’attenzione si concentra su finanziamenti, crescita, investitori e mercato. La storia di Redooc, invece, racconta qualcosa di diverso. Qui l’imprenditoria nasce prima di tutto da una responsabilità sociale: investire nell’educazione scientifica significa investire nel futuro di un Paese, dare ai giovani gli strumenti per interpretare un mondo sempre più tecnologico e complesso. E forse è proprio questo l’aspetto più interessante di questa esperienza imprenditoriale: dimostra che innovazione e impatto sociale non sono in contraddizione. Anzi, possono rafforzarsi a vicenda.
C’è poi un tema che non possiamo ignorare: la presenza femminile nelle discipline scientifiche. Nonostante i progressi degli ultimi anni, le ragazze continuano a essere meno presenti nei percorsi STEM rispetto ai ragazzi. E spesso il problema non è il talento, ma sono gli stereotipi.
Gli stereotipi iniziano molto presto. La matematica viene percepita come una materia dura; la tecnologia come un mondo maschile; l’ingegneria come un percorso poco adatto alle donne. Sono convinzioni sottili ma molto radicate.
Chiara Burberi ha affrontato questo tema anche attraverso il libro “Le ragazze con il pallino per la matematica”, con l’obiettivo di raccontare storie di donne che hanno scelto le discipline scientifiche e hanno costruito carriere straordinarie.
Il primo passo per cambiare le cose è rendere visibili i modelli
Quando una ragazza vede altre donne che lavorano nella matematica, nella tecnologia o nell’ingegneria, improvvisamente quel percorso smette di sembrare impossibile.
La storia di Redooc ci ricorda una cosa importante: fare impresa vuol dire immaginare soluzioni ai problemi della società.
Nel caso di Chiara Burberi il punto di partenza è stato molto semplice: migliorare il rapporto dei giovani con la matematica. Ma dietro questa idea c’è qualcosa di più grande. C’è la convinzione che l’educazione sia uno degli strumenti più potenti per costruire il futuro. Ed è una convinzione che, personalmente, trovo profondamente condivisibile.
Se vogliamo parlare davvero di innovazione, forse dovremmo partire proprio da qui: dalla scuola, dalle competenze, dalla curiosità delle nuove generazioni. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia sta trasformando tutto: il lavoro, l’economia, le relazioni sociali. Le competenze scientifiche non sono più un ambito per specialisti, sono diventate una chiave fondamentale per comprendere il mondo. Ecco perché progetti come Redooc non sono semplicemente startup educative. Sono tentativi di costruire un ponte tra la scuola e il futuro. Un futuro che avrà bisogno di ingegneri, scienziati, programmatori, ricercatori. Ma che avrà bisogno anche di ragazze e ragazzi capaci di pensare in modo critico, creativo e interdisciplinare. E forse è proprio questo il messaggio più importante della storia di Chiara Burberi: l’innovazione nasce dal coraggio di immaginare un modo diverso di fare le cose. E ogni tanto, per fortuna, nasce anche dalla matematica.
Se vogliamo davvero un futuro più equo, dobbiamo iniziare dal dare alle ragazze la libertà, e la fiducia, di sentirsi pienamente a loro agio anche nei luoghi della scienza, della tecnologia e della matematica.












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