Lucrezia Sarnari: dal blog ai romanzi ma nulla di serio

Feb 23, 2021 | In primo piano, Ultime novità, Un caffè con un ospite | 0 commenti

Lucrezia Sarnari: dal blog ai romanzi ma nulla di serio

Scritto da Elisabetta Pieragostini

23 Febbraio 2021

Torna l’appuntamento mensile con Un caffè con un ospite e oggi ho il piacere di avere una (ex?) blogger, una giornalista, una scrittrice, una donna marchigiana – come me – che ha deciso di vivere a Perugia ma che sogna di invecchiare in una metropoli. La nostra ospite di febbraio è Lucrezia Sarnari, autrice del blog C’era una vodka e dei romanzi Dieci cose che avevo dimenticato e Vie di fuga.

Lucrezia Sarnari è una giornalista freelance, lavora come ufficio stampa per eventi ed è consulente di comunicazione web. È laureata in Conservazione dei beni culturali, lavora nel settore della comunicazione e, con la nascita di suo figlio Pietro, ha aperto il blog C’era una vodka. Lucrezia ha una penna ironica e contemporanea, che arriva dritta tra una riflessione e una serie tv, di cui è vorace consumatrice.

E la vodka? Che domande! È già pronta con il caffè.

 

Lucrezia, intanto, grazie di aver accettato il mio invito, voglio subito chiederti dei tuoi libri che adoro e che mi hanno fatto sognare: il primo libro Dieci cose che avevo dimenticato è la storia di due sorelle, Marta e Giò, che a me sono piaciute entrambe anche se diversissime. Mi sono ritrovata in Marta per senso di maternità e in Giò per stile e lavoro. Tu in quale ti rivedi e perché?

Credo che quelle due siano le due esatte metà che mi compongono. Non so dirti in chi mi rivedo di più perché ho le fragilità e le ambizioni di entrambe, posso dirti però che tra le due, se potessi, sceglierei di avere la vita di Giò e la sua liberta di autodeterminarsi.

Vie di fuga invece è la storia di Giulia, sposata, che ha un amante, Carlo. Come dici tu è romantico averlo il primo anno, poi si deve scegliere e Giulia l’ha fatto. Tu hai mai fatto una scelta in stile Giulia di mollare tutto?

Io non sono una che lascia, più spesso (anzi sempre) mi hanno lasciata. Ho paura di sbagliare, di perdere, inseguo il cambiamento ma poi, mi sono resa conto negli ultimi anni, sono meno coraggiosa di quanto mi piacerebbe essere. L’ho fatto con un contratto a tempo indeterminato però, a quattro mesi dall’assunzione. Non è che non mi piacesse il lavoro, ma mi sentivo in gabbia e se mi sento in gabbia io scappo. È l’unica cosa che so di me e pure il motivo per cui ancora non mi sono sposata.

C’era una vodka è il tuo blog, bellissimo e originale, ho letto tutti i tuoi articoli, lo riprenderai? Perché hai deciso di metterlo un po’ in stand-by? Personalmente mi mancano i tuoi post tra risate e spunti di riflessione. Ascoltarti nelle stories è un piacere ma leggere i tuoi scritti è sensazionale. Ricomincerai a scrivere sul blog?

Manca anche a me, sai? Il blog è stato un esercizio di scrittura necessario e soprattutto una terapia per conoscermi (e per conoscere donne che mi hanno curata) potentissima. Dico spesso che vorrei riprenderlo, magari trasformarlo in uno spazio che parli alle donne trattando argomenti che non siano solo la maternità, magari strutturandolo come un magazine, ma non so se ci riuscirò mai. Il blog è nato perché quando sono diventata mamma ho avuto la percezione di avere finalmente un argomento e qualcosa da dire: ora faccio un po’ di fatica a pensare di avere ancora così tanto da dire (e scrivere). Però mi piacerebbe, mi piacerebbe avere, come già detto, un mio progetto editoriale da gestire, mi serve un’idea che funzioni però.

Lucrezia, che legame hai con Perugia? Sei nativa delle Marche, ma quando parli di Perugia trasmetti l’amore per questa città. Come mai? Cosa vi lega?

Rido perché in realtà chi mi conosce sa che di Perugia mi lamento sempre. È stata la città che mi ha dato una casa e un’identità e per questo resterà sempre nel mio cuore, ma sospiro pensando di essere rimasta, di non essere partita e adesso magari lavorare a Milano. Sospiro.

Ora passiamo a un argomento che mi piace tanto: la moda. Dalle tue foto su Instagram vedo che sei un’appassionata, anche io come te amo la cura per i dettagli e seguo influencer di moda e vari brand. Quali sono i tuoi brand preferiti e cosa ti piace della moda? Ci dai qualche consiglio e suggerimento?

Uh che domanda difficile. Io vorrei essere vestita da chi lo fa per lavoro. Entrare in un negozio e dire “ora a me pensateci voi” perché, a differenza di quel che hai scritto, io mi vesto stratificandomi roba addosso: a volte sono fortunata e funziona, a volte esco di casa che sembro un’esplosione nucleare. Scherzi a parte, il mio cruccio più grande nel non avere il fisico che vorrei è proprio quello di non potermi “permettere” look che mi piacciono perché su di me starebbero davvero male. In generale mi piace un po’ tutto quello che ha l’aria retrò, i look della “nonna” e la cosa che amo di più oltre ai cappotti sono le scarpe e le borse. Forse più le borse però non ne sono così sicura.

Per concludere ti farò delle domande a raffica con risposte veloci, rispondi con ciò che ti viene più immediato. Pronta? Iniziamo!

 

  • Hai mai fatto un flop con la scrittura? Se si, quale? I miei romanzi non sono entrati in classifica. Vale come flop?
  • Una ricetta o un cibo del cuore: Il pane fritto che mi faceva mia nonna quand’ero piccola. Una sorta di french toast italianizzato. Sai che non ho mai provato a rifarlo da grande? Forse dovrei;
  • Un cocktail che non berresti mai più: il Bloody Mary, il pensiero della salsa di pomodoro mi dà la nausea;
  • La città romantica per eccellenza: boh, forse Roma, ma pure Berlino. Non ho ancora capito cosa sia il romanticismo, mi fa paura e quando capita per sbaglio, io distolgo lo sguardo;
  • Il tuo ricordo più bello legato a Perugia: il Corso all’alba, dopo aver finito di lavorare al pub durante Umbria Jazz;
  • Il libro ideale che vorresti scrivere: vorrei aver scritto la sceneggiatura di Fleabag;
  • Un grazie a… la mia mamma che mi ha fatto così funky?

 

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