La morte spiegata ai bambini

Gen 18, 2023 | Cose da grandi spiegate ai bambini, Ultime novità | 0 commenti

Quando è giusto parlare della morte ai bambini?

Spesso noi genitori tendiamo a non parlarne e cerchiamo di proteggerli tenendoli lontani, pensiamo che sarebbe troppo doloroso e difficile da capire per i nostri figli. È proprio così o anche noi adulti abbiamo dubbi e paure su quali parole utilizzare e su come dirglielo?

La morte: il passaggio inevitabile

Secondo il mio punto di vista è giusto parlare con i bambini di tutto, anche della morte, perché fa parte del ciclo della vita. Supportandoli possiamo aiutarli a maturare i loro pensieri, prima o poi, purtroppo, dovranno fare i conti anche loro con l’evento della morte ed è importante che non siano impreparati. Ovviamente è sempre il mio punto di vista.

Penso che dovremmo raccontare e narrare l’argomento morte dando loro spiegazioni ed esternando le nostre emozioni sulla base delle nostre esperienze. Se siamo veri e limpidi aiutiamo i bambini a non trovarsi a disagio e a non avere paura della morte. Spiegare che il dolore fa parte della vita come tutte le altre emozioni è fondamentale, così come lo è dargli la mano nel percorso di comprensione, sempre in base alla loro età, del fatto che il nostro passaggio nel mondo non è eterno.

Sarebbe opportuno non aspettare che accada la disgrazia ma informarli prima, magari parlando della morte di una persona che possiamo fargli vedere in un film, così è più semplice spiegarlo perché c’è il distacco emotivo.

Quando i bambini fanno domande sulla morte

A volte, succede anche che i bambini sono tanto svegli di fare domande a noi adulti, perché l’hanno sentito da qualche parte o gliel’ha raccontato un amichetto, così ci tampinano di domande. In questi casi penso sia cosa opportuna prendere la palla al balzo e parlare con loro della morte perché così instauriamo un rapporto di fiducia tra bambino e adulto e questo servirà per tutto. Ci aiuterà anche a maturare un legame più profondo con loro perché i bambini racconteranno poi le loro paure, i loro pensieri e capiranno che noi adulti siamo in grado di ascoltarli e comprenderli anche nello spaesamento emotivo. Non bisogna essere titubanti o far percepire loro il disagio, dobbiamo avere voglia di parlare della morte altrimenti i bambini eviteranno di chiederci e si daranno delle risposte da soli non sempre corrette.

Bisogna essere attenti a come dirglielo, ad utilizzare le parole giuste e adatte alla loro età per una comprensione più semplice. Per i bambini più piccoli potrebbero essere utili anche degli esempi concreti più facili e ripetuti più spesso, perché ai bambini la ripetizione rimane più impressa. Fondamentale è non perdere di vista le loro reazioni e assecondarle, magari dei bambini possono farci delle domande mentre altri restano in silenzio e più avanti magari riprendono l’argomento. Sono esattamente come noi adulti, ognuno ha la propria sensibilità.

Non creiamo confusione

Quando parliamo della morte usiamo i termini corretti senza creare in loro confusione. Dire è morto è meglio di dire è volato in cielo, così i bambini hanno sempre la percezione reale della parola. Potrebbero essere utili anche delle favole. Quando ci approcciamo con loro nella spiegazione dobbiamo tener conto che i bambini più piccoli tendono a considerare la morte come qualcosa di non reale pensando che la persona scomparsa prima o poi ritorni. Dai 7 anni circa i bambini iniziano a prendere consapevolezza che la morte è definitiva; dopo i 9 anni iniziano a capire che la morte è vera e che potrebbe riguardare anche loro.

È importante rassicurarli, soprattutto in questa fase di vita in cui potrebbero farci tante domande sulla nostra morte e sulla loro. È importante cercare di essere convincenti, premurosi e togliere loro paure e preoccupazioni, soprattutto quelle relative al loro rimanere da soli.

Lasciamo loro del tempo per metabolizzare e quando saranno pronti per parlarne di nuovo noi saremo lì ad accoglierli e togliere loro tutti i dubbi e le paure.

La morte resta però un concetto astratto fino a quando non se ne farà un’esperienza vera, che li vede coinvolti in prima persona. In questo caso ovviamente rafforzano o modificano la loro idea della morte.

Il mio consiglio è di evitare scene tragiche ma di non temere di far vedere che noi adulti abbiamo un cuore e delle emozioni e quindi possiamo piangere senza vergogna o imbarazzo, nel dolore non c’è niente di sbagliato.

La morte spiegata ai bambini: la mia esperienza

La mia esperienza personale mi ha portata a raccontare la verità alle mie figlie, erano piccole quando morì mio zio, precocemente. Ho iniziato a parlare con loro della malattia e delle possibili conseguenze che avrebbe potuto portare. Quando mi chiesero dove sarebbe andato ho risposto loro in una nuova vita, dove c’è un grande giardino in cui rincontrerà tutte le persone che sono morte, però dal cielo ci guarderà e ci sarà sempre vicino. Ho detto loro che dobbiamo ricordare i momenti belli che ci ha regalato e gli insegnamenti che ci ha lasciato. Ho scelto di raccontare loro la verità, ho avuto il tempo della malattia, usando alla portata della loro età. 

Ho usato le parole che ho creduto più giuste anche in base a ciò in cui credo, perché quando si parla di morte non dobbiamo dimenticare che ogni persona ha la sua visione della vita. Ci sono persone che credono nel paradiso e persone che non ci credono. Ecco, non entro nel merito della questione, che è tutta personale e familiare.

Un anno fa è venuto a mancare un ragazzino giovane, il fratello di un amico di Matilde. Lei ha affrontato la morte con consapevolezza, è stata capace di stare vicino al suo amico, è andata al funerale anche se straziante, ma lei era preparata, ha pianto, ha esternato le sue emozioni giustamente, mi ha ringraziata per come l’ho aiutata, per come si è trovata e si trova oggi. Non ho fatto niente di speciale, sono stata sincera, ho spiegato la morte in modo semplice e reale, sottolineando le emozioni perché ci sono e la sofferenza perché fa parte della nostra vita.

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