Primo appuntamento: guida pratica antidisastro

Scritto da Elisabetta Pieragostini

16 Febbraio 2022

Passato San Valentino facciamo un passo indietro. Primo appuntamento: senza quello nessuno festeggerebbe la festa degli innamorati, no?

Il primo appuntamento è un momento magico ma allo stesso tempo stressante. Ci si fanno mille paranoie e non si sa mai come comportarsi o cosa aspettarsi. Si dà il via alla sagra della vestizione, questo si, questo no, cerette, lamette, prove make-up, i capelli che proprio quel giorno sembrano aver fatto il Vietnam. E poi cosa dico, cosa mangio, dove tengo le mani, chi paga? Sarà giusto parlare di parità o se lo faccio scapperà?

Ok, ok, ok. Va bene tutto, ma non vi sembra che ci poniamo sempre noi come quelle che devono dimostrare qualcosa o comportarsi bene dando per scontato che dall’altra parte ci sia la perfezione?

Ora, anche io ai tempi sono andata in paranoia ma oggi, se dovessi consigliare le mie figlie, userei una sola parola: semplicità. E poi leggerezza, spensieratezza, ironia.

Il primo appuntamento non è una trincea. Può andare bene come essere catastrofico, ma viverlo con leggerezza e ironia penso sia fondamentale.

Proviamo a giocarci su insieme con una piccola guida antidisastro?

Primo appuntamento: “ci vuole calma e sangue freddo”

 

Puntualità

 

La puntualità è sempre, sempre, sempre gradita. Gli imprevisti possono succedere a tutti ma non facciamo che per cambiarci trecento volte poi ci ritroviamo a un quarto d’ora dall’appuntamento ancora da lavarci, eh.

Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo e non è corretto impossessarsi di quello degli altri. Soprattutto in questo caso, dato che hanno il piacere di trascorrerlo con noi.

Salutarsi con un bacio sulla guancia

 

Il saluto è una cosa seria ma non seriosa. Per evitare le 19567 domande mentali successive, secondo me una buona pratica per restare sul leggero ma con quell’interesse giusto sarebbe evitare l’abbraccio di slancio perché troppo caloroso, la stretta di mano pure perché risulterebbe troppo fredda, non siamo a un meeting di lavoro. Un bacio sulla guancia andrà benissimo; è affettuoso, intimo quanto basta e ci farà sentire quel primo contatto che già da subito ci potrebbe far capire se il brividino c’è stato o meno.

No giudizi, si parole belle

 

Parliamoci chiaro: chi vorrebbe sentirsi al primo appuntamento sotto le forbici taglienti del giudizio? O chi vorrebbe passare quelle due o tre ore a sentire solo parole orribili su tutto o tutti? Ora, non dico di prepararsi una scaletta tipo presentatori di Sanremo, ma evitare di essere giudicanti quello si.

Proviamo a intavolare conversazioni virtuose, senza fare il terzo grado, senza giudicare la vita di chi ci sta davanti, senza spettegolare su eventuali amicizie comuni. Usiamo parole gentili, diciamo qualcosa di bello a chi è con noi, cerchiamo la leggerezza ed evitiamo argomenti di conflitto tipo religione o politica dato che non conosciamo ancora così bene quella persona.

Una cosa secondo me importante: anche le donne possono fare complimenti, lo sapevate? Non aspettate che sia sempre lui a dire “Quanto sei bella”.

Esprimere l’emozione del momento

 

È fondamentale saper esprimere la propria emozione, ovvio se è scattata la scintilla, se state vivendo male quel momento non è necessario dirgli davanti al dolce che non vedete l’ora di tornare a casa.

Naturalmente non essere nemmeno troppo precipitosi in senso positivo. Meglio evitare fughe a gambe levate perché già si parla di anello, casa e figli.

Dosare bene le emozioni e trasmetterle con cura.

Evitare la raffica di domande

 

Il primo appuntamento NON È un colloquio di lavoro quindi è opportuno evitare domande a raffica per sapere vita, morte e miracoli e magari anche il numero della sua tessera sanitaria.

Nessuno ama sentirsi sotto esame e questo tipo di intrusione penso sia indelicata sempre, anche dopo svariati appuntamenti.

Chi paga?

 

Questione annosa e dubbio amletico. Onestamente non trovo ci sia nulla di svilente nel farsi offrire una cena. A patto che sia un gesto realmente carino e non un modo per aspettarsi “favori” nel dopo cena.

Tutto dipende da che tipo di persone si è ma soprattutto deve essere un momento che non lasci l’amarezza a nessuno. Si può pagare o frasi offrire una cena, si può dividere il conto, l’importante è evitare scene patetiche davanti a quel cavolo di foglietto.

Un consiglio da zia: se vi accorgete che la persona che avete davanti è tirchia, scappate voi però. Essere d’accordo sul dividersi un conto è una cosa, magari si hanno problemi di lavoro, se ne parla. Ma avere a che fare con una persona avara è orribile.

Bevete ma non troppo

 

Un drink per allentare la tensione ci sta tutto, anche due, ma se non avete mai visto prima quella persona ed è una sorta di appuntamento al buio mi raccomando attenzione. Giocare va bene, la leggerezza, la spensieratezza, ma la sicurezza e la prudenza prima di tutto.

Sempre un consiglio da zia, ecco.

Evitare di parlare degli ex

 

Mai e poi mai parlare degli ex, soprattutto non fare paragoni. Innanzitutto è di cattivo gusto parlare di altre persone, poi a nessuno interessano le vostre sfighe amorose tantomeno essere paragonati ad altre persone.

Ma poi… davvero non ci sono argomenti più interessanti da condividere nel tempo di una cena, un drink o una passeggiata? Gli ex sono la cosa più interessante che avete da raccontarvi?

Evitare silenzi imbarazzanti

 

Argomento anche questo un po’ insidioso. Diciamo che un primo appuntamento è un contesto ad alto rischio silenzi imbarazzanti, poi ovviamente dipende dai singoli casi.

Il mio consiglio è quello di non sovrapporre strati di silenzio su altri strati di silenzio. Fatevi venire in mente qualcosa, anche un “Ma hai visto questo video buffissimo di cagnolini su Instagram?” e poi, con discrezione, arrivati a fine serata, smontate le tende.

Solo il tempo saprà dirvi se i silenzi sono disinteresse, incompatibilità o timidezza. A seconda del caso ci sarà un finale diverso.

Essere sé stessi? 

 

Questo è un consiglio banale, che mi sono sentita spesso dare anche se non ho mai ben capito cosa voglia dire veramente. Conoscere me stessa è un parolone visto che sono un mix di stati d’animo e di persone, dalla bambina, all’adolescente, all’adulta

Essere noi stessi va bene se non siamo Hitler, ecco.

Quindi cerchiamo la parte migliore di noi e lasciamo a casa quella che fa schifo. Siamo tutti tante cose e magari se abbiamo la fortuna di incontrare una persona che davvero ci fa stare bene possiamo essere la versione migliore di noi stessi.

Gli piaccio abbastanza?

 

Come se fosse facile capirlo…

Il primo appuntamento non è sempre determinante per avere una seconda possibilità ma spesso può dirla lunga sul da farsi.

La verità è che queste sono piccole linee guida di “buone maniere”, un modo per evitare di andare completamente nel panico e fare disastri a catena.

Tutto il resto è una piccola, grande e meravigliosa magia e la scoprirete solo se le farfalle che avete sentito nello stomaco avranno preso il volo lasciando lo spazio libero per una seconda cena insieme.

 

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